Il racconto e i suoi segreti (2)

il racconto e i suoi segreti 2

Qual è la struttura di un racconto? Quali sono le tecniche narrative in esso utilizzate? In questa seconda parte de “Il racconto e i suoi segreti”, troverete la risposta a queste domande fondamentali.

La struttura:

Bene o male, tutti conosciamo la struttura base di un testo narrativo: che sia esso un racconto o qualcosa di più lungo e complesso come un romanzo. Le mappe concettuali a riguardo riportano molto semplicemente quanto segue:

  • Situazione iniziale: in questa parte si presentano solitamente i personaggi e si presenta la situazione di partenza.
  • Rottura dell’equilibrio: gli avvenimenti iniziali vengono scombussolati da qualcosa; in questa sequenza si dà il via all’azione che porterà al mutamento.
  • Mutamento: il protagonista o i personaggi in generale, si trovano in una situazione migliore o peggiore rispetto a quella iniziale.
  • Climax: “la scala”, “la scalata”, verso il punto di tensione più alto dell’azione e delle situazioni descritte in precedenza.
  • Scioglimento dell’equilibrio o sua ricomposizione: i fatti arrivano a un’evoluzione che può riportare all’equilibrio iniziale o a un nuovo equilibrio oppure a un definitivo sgretolamento dello stesso.
  • Situazione finale: semplicemente, la conclusione.

Questa struttura di base serve per comprendere quali dovrebbero essere le componenti di una struttura narrativa, ma ci sono molte altre cose da sapere. Ad esempio la narrazione può avvenire seguendo una cronologia temporale consecutiva (fabula) oppure può essere stesa, al contrario, non seguendo l’esatta cronologia dei fatti (intreccio).

Si può iniziare un racconto anche dal mezzo, da una “scena” che cattura l’attenzione del lettore, per poi tornare sui fatti iniziali fino a che non si arriverà anche a quel punto – già anticipato – approfondendolo. Pensate al cinema: quante volte vi è capitato di guardare film in cui la prima scena presenta un evento che non rappresenta l’inizio della storia?

Ad esempio: un personaggio (che ancora non si sa se è protagonista o meno) ha un incidente stradale. Il lettore (o lo spettatore) si trova catapultato in quella scena che viene poi “tagliata”, vale a dire che non vengono date tutte le informazioni. Si scopre in un secondo momento che la persona che ha avuto quel brutto incidente è viva oppure, se nella narrazione si riporta l’attenzione su quella stessa persona fin da subito, potrebbero essere svelate le cause dell’incidente, che potrebbero essere state causate da uno o più antagonisti. Abbastanza classico, no?

Analessi e prolessi:

Oramai tutti conoscono il termine “flash – back”, non tutti conoscono invece il termine “flash forward”, ma in realtà ognuno di noi ne ha letti o visti. In particolare, questi termini inglesi sono tratti dalla tradizione cinematografica e vengono utilizzati anche per descrivere questo stesso tipo di espedienti nella narrazione scritta. Nella nostra bella lingua, però, corrispondono rispettivamente all’analessi e alla prolessi. Semplificando: il “lampo all’indietro” o analessi è un salto verso il passato durante la narrazione: il narratore porta all’attenzione avvenimenti già accaduti e una volta terminata questa sequenza, ritorna alla narrazione cronologica. La stessa cosa vale per la prolessi che è un salto in avanti, vale a dire l’anticipazione di un fatto che ancora non è avvenuto.

Il narratore, però, per poter fare questi salti temporali deve essere onnisciente, conoscere ogni dettaglio della storia. Se ad esempio il narratore descrive le vicende di un giornalista che sta indagando per un’inchiesta, ma esso stesso non è stato sempre a fianco del giornalista oppure la storia gli è stata raccontata senza la certezza di avere tutte le informazioni e senza essere stato testimone delle scene, non potrà utilizzare questo tipo di espedienti. Se al contrario a narrare è il giornalista stesso, quest’ultimo potrà fare salti temporali anche continui e che, anzi, spesso servono proprio per mantenere alta la curiosità del lettore e dargli degli indizi sui quali può sviluppare una teoria.

Le sequenze:

Una sequenza è un tratto narrativo e può anche essere isolata dal resto del racconto. Quando si tratta di avvenimenti cruciali per la storia, si parla di “nuclei narrativi fondamentali”. Ci sono differenti tipologie di sequenze e certamente le approfondiremo nei prossimi articoli.

Oltre la fabula:

Gli intrecci e le loro strutture possibili sono tante e la creatività dell’autore è fondamentale in questo. Avete mai sentito parlare di “Storia in tre atti”? Nel prossimo articolo sui segreti del racconto (e della narrazione) approfondiremo diversi espedienti/ tecniche narrative che aiutano lo sviluppo di un intreccio e parleremo anche della sopracitata storia in tre atti.

Continuate a seguire “Il racconto e i suoi segreti”!

Consiglio di lettura: “La sirena” di Giuseppe Tomasi  (link approfondimento: famedisud.it)

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